28° episodio - rizzuti.it

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DOMINUS VOBISCUM



Monsignor Gennarino diventò un sacerdote perennemente indaffarato, tutto il suo tempo era dedicato al Vescovo e all'organizzazione e gestione della Cattedrale.
Gli mancava un po' il contatto con le persone, ma era convinto che anche da una scrivania si poteva fare del bene ai suoi compaesani.
In quei giorni tutto il mondo cattolico era in trepida attesa della celebrazione del Concilio Vaticano II, la grande assemblea nella quale il Papa, i Patriarchi, i Cardinali e tutti i Vescovi del mondo avrebbero discusso i rapporti tra la Chiesa e la Società.
Fortemente voluto da Giovanni XXIII, sarebbe stato il più grande tentativo mai compiuto dalla Chiesa Cattolica di modernizzarsi.
Dalle voci che giravano, ci si aspettava un evento di portata storica, che avrebbe scosso dalle fondamenta la tradizionalista e intransigente Chiesa dell'epoca.
L'inizio era previsto per l'11 ottobre di quel 1962.
Sua Eccellenza si apprestava a partire per Roma, quando una fastidiosa bronchite lo costrinse a letto.
In casi come questo era facoltà del partecipante di delegare un sostituto, che il Vescovo individuò subito.
Il giorno dell'apertura del Concilio, nella Basilica di San Pietro a Roma, seduto assieme ai 2450 prelati più influenti del mondo, ci sarebbe stato Monsignor Gennarino.
Informato della cosa, il povero Segretario del Vescovo venne avvolto dal turbamento: si sentiva di essere ancora Don Gennarì, un modesto curato di campagna, e guarda cosa la vita ora gli stava regalando!
Ma non c'era tempo per le emozioni, bisognava organizzarsi e partire: vista l'urgenza si affidò ad una macchina a noleggio con autista, e riprese il consueto tragitto.
Roma lo stava aspettando.
Furono giornate intense, con riunioni, preghiere, discussioni e decisioni importanti, che avrebbero influenzato la Chiesa e il mondo.
Ogni sera Monsignor Gennarino comunicava a Sua Eccellenza le decisioni della giornata e il Vescovo lo ringraziava e lo lodava per come stava conducendo la missione.
Una sera gli raccontò anche l’emozionante intervento di Giovanni XXIII, che sarebbe stato ricordato come "Il Discorso della Luna":  
 
“ Cari figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero; qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera a guardare a questo spettacolo. Noi chiudiamo una grande giornata di pace: Gloria a Dio, e pace agli uomini di buona volontà ”
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